Ridurre gli imprevisti, avere maggiore controllo sui costi e accelerare l’avvio dei lavori significa prendere decisioni migliori prima ancora di entrare in cantiere. È questo uno degli obiettivi della preconstruction digitale, un approccio che mette in relazione progettazione, dati, stime e persone fin dalle fasi iniziali del progetto.
Per imprese, studi di progettazione, professionisti, committenti e Pubbliche Amministrazioni, digitalizzare questa fase significa soprattutto creare le condizioni per lavorare su informazioni più affidabili, condivise e aggiornate, anticipando criticità che, se individuate durante la costruzione, possono comportare tempi e costi molto maggiori.
Che cos’è la preconstruction?
Con preconstruction si indica l’insieme delle attività di pianificazione, analisi e coordinamento che precedono l’effettivo avvio della costruzione.
È la fase nella quale le intenzioni progettuali vengono progressivamente tradotte in un progetto concretamente realizzabile: si definiscono esigenze e ambito dell’intervento, si analizzano rischi e vincoli, si elaborano quantità e stime economiche, si pianificano tempi e risorse e si coordinano le informazioni provenienti dai diversi soggetti coinvolti.
Non riguarda quindi soltanto il computo o la stima dei costi. Comprende attività come il coordinamento BIM, l’analisi delle quantità, la pianificazione economica e la preparazione delle offerte, con modalità differenti a seconda del tipo di intervento e dei soggetti coinvolti.
Una preconstruction efficace crea quindi un ponte tra progettazione e costruzione, consentendo di arrivare alla fase esecutiva con maggiore consapevolezza.
Perché intervenire prima significa ridurre rischi e rilavorazioni
Un progetto evolve continuamente. Cambiano soluzioni progettuali, quantità, materiali, condizioni economiche, fornitori e tempistiche.
Il problema non è eliminare queste variazioni, ma riuscire a gestirne rapidamente le conseguenze.
Nei processi tradizionali, una modifica progettuale può richiedere l’aggiornamento manuale di computi, fogli di calcolo e documenti distribuiti tra persone e sistemi differenti. Se le informazioni rimangono isolate, aumenta inoltre il rischio che qualcuno lavori su una versione non aggiornata.
Ma una revisione non riguarda necessariamente un solo elaborato. Una diversa distribuzione degli spazi, ad esempio, può modificare le quantità, le esigenze impiantistiche e la sequenza delle lavorazioni. Aggiornare il disegno senza verificare gli effetti sulle altre attività significa lasciare aperto il problema, anche quando la documentazione sembra formalmente aggiornata.
Digitalizzare il processo permette di anticipare queste verifiche: individuare una criticità quando il progetto è ancora modificabile è molto diverso dal doverla risolvere quando lavorazioni, approvvigionamenti e risorse sono già stati pianificati.
Dati connessi per prendere decisioni più rapidamente
Uno dei principi fondamentali della preconstruction digitale è evitare che ogni fase generi un nuovo insieme di informazioni scollegato dal precedente.
Modelli, documenti, quantità, revisioni e dati economici dovrebbero poter alimentare un flusso informativo coerente, accessibile ai soggetti autorizzati e aggiornabile durante l’evoluzione del progetto.
La difficoltà, però, non è soltanto tecnica. Architetti, ingegneri strutturali e progettisti impiantistici possono lavorare tutti in BIM e continuare a prendere decisioni in modo separato. Un modello federato può aiutare a individuare le interferenze, ma non stabilisce da solo chi debba risolverle, con quali priorità e valutando quali conseguenze sulle altre discipline.
Per questo il coordinamento multidisciplinare richiede non soltanto strumenti di verifica, ma anche responsabilità definite e momenti di confronto tra i professionisti coinvolti.
Un ambiente di condivisione dei dati (ACDat o CDE) può supportare questo lavoro, purché siano stabilite regole chiare per la produzione, la revisione, la verifica e la condivisione delle informazioni.
Centralizzare, infatti, non significa semplicemente archiviare tutti i file nello stesso posto. Significa rendere riconoscibile lo stato delle informazioni e sapere quali dati possono essere utilizzati per le decisioni successive.

Dal modello alle quantità: stime più affidabili e aggiornabili
La quantificazione rappresenta uno degli ambiti nei quali il passaggio a workflow digitali può produrre benefici particolarmente evidenti.
L’utilizzo combinato di elaborati 2D e modelli 3D può agevolare il calcolo delle quantità, le verifiche e il confronto tra diverse revisioni progettuali. Ma la disponibilità di un modello BIM non garantisce, da sola, un computo metrico completo e attendibile.
Se alcune lavorazioni non sono rappresentate, se gli elementi non sono classificati correttamente o se mancano le informazioni necessarie alla misurazione, le quantità ricavate dal modello richiedono integrazioni e controlli.
È quindi importante definire fin dalle fasi iniziali quali informazioni servono per la quantificazione e con quali criteri devono essere organizzate.
Quando questi presupposti sono rispettati, il collegamento tra elaborati progettuali e quantità rende più semplice individuare gli elementi interessati dalle modifiche e aggiornare le valutazioni senza dover ricostruire ogni volta l’intero lavoro.
Controllare i costi prima che diventino un problema
La preconstruction digitale assume quindi anche un ruolo importante nella previsione e nel controllo dei costi.
Disporre di quantità verificabili e informazioni progettuali coerenti permette di valutare con maggiore precisione le conseguenze economiche delle scelte progettuali, anziché analizzarle soltanto a posteriori.
In un processo digitale strutturato, le quantità ricavate dal progetto possono essere collegate a librerie di costo condivise, che raccolgono informazioni su materiali, manodopera e attrezzature. Quando intervengono modifiche progettuali o variazioni dei prezzi, diventa più semplice individuare le voci interessate e aggiornare le stime, limitando duplicazioni e trascrizioni manuali.
Questo collegamento, tuttavia, non sostituisce la valutazione tecnica: occorre verificare la completezza delle lavorazioni considerate, la correttezza dei prezzi e le condizioni specifiche dell’intervento. Per le opere pubbliche, il riferimento ai prezzari applicabili e ai criteri di valutazione previsti rimane essenziale.
Le esigenze cambiano anche in funzione del ruolo:
- Per un’impresa, significa poter elaborare offerte più consapevoli e valutare meglio l’esposizione economica del progetto.
- Per uno studio di progettazione, significa poter confrontare soluzioni alternative considerando anche le loro conseguenze sui costi.
- Per una Pubblica Amministrazione o una stazione appaltante, significa poter verificare più agevolmente la coerenza tra scelte progettuali, quantità e quadro economico.
Per il committente pubblico, in particolare, la questione non è semplicemente ricevere più documenti digitali. È disporre di informazioni effettivamente verificabili, coerenti con i requisiti richiesti e utilizzabili per ricostruire le valutazioni effettuate durante lo sviluppo del progetto.
La tecnologia da sola non basta
Digitalizzare la preconstruction non significa acquistare un software e sostituire automaticamente il processo precedente.
L’introduzione di nuovi strumenti può incontrare ostacoli concreti: la necessità di garantire la continuità dei progetti in corso, la difficoltà di modificare abitudini consolidate e l’esigenza di formare adeguatamente i team.
Per ottenere benefici concreti occorre partire dalle modalità di lavoro dell’organizzazione.
Chi produce un’informazione?
Chi la verifica?
Chi approva una revisione?
Come vengono comunicate le modifiche alle discipline interessate?
Sono domande operative, ma spesso determinano la riuscita di un processo digitale più della scelta di una singola applicazione.
Solo dopo aver chiarito responsabilità, procedure e obiettivi è possibile individuare le tecnologie più appropriate e accompagnare le persone nella loro adozione.
Dalla preconstruction al cantiere: un flusso informativo continuo
Il passaggio dalla progettazione alla costruzione è uno dei momenti nei quali possono emergere le conseguenze di informazioni incomplete o non allineate.
Per chi deve organizzare le attività di cantiere è importante sapere quali elaborati sono stati validati, quali revisioni sono in vigore, su quali quantità si basano le stime e quali decisioni progettuali richiedono ancora attenzione.
Preparare queste informazioni durante la preconstruction significa agevolare il passaggio di consegne tra i soggetti coinvolti, evitando che il team incaricato dell’esecuzione debba ricostruire scelte già affrontate nelle fasi precedenti.
In questa prospettiva si inseriscono anche le soluzioni Autodesk dedicate alla preconstruction, oggi parte dell’ecosistema Autodesk Forma®. Strumenti come Forma Takeoff e Forma Estimate supportano il collegamento tra quantificazione e stima economica, affiancandosi alle soluzioni per la gestione documentale e la collaborazione.
La scelta degli strumenti, tuttavia, rappresenta soltanto una parte del percorso.
MuM supporta imprese, studi, professionisti ed enti pubblici nell’analisi e nella digitalizzazione dei processi, dalla definizione delle procedure e degli standard informativi alla configurazione delle tecnologie e alla formazione dei team.
L’obiettivo è costruire modalità di lavoro sostenibili per l’organizzazione, nelle quali le informazioni prodotte durante la progettazione possano essere verificate, utilizzate e trasferite efficacemente alle fasi successive.
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